Le auto a idrogeno rappresentano una delle frontiere più discusse della mobilità sostenibile. Ma qual è la situazione reale in Italia? Tra promesse di zero emissioni, sfide infrastrutturali e piani di sviluppo ambiziosi, cerchiamo di fare chiarezza sul presente e sul futuro di questa tecnologia nel nostro Paese.
Come funzionano le auto a idrogeno?
Le auto a idrogeno, chiamate anche veicoli elettrici a celle a combustibile (FCEV), sono a tutti gli effetti auto elettriche. La differenza sostanziale rispetto alle auto elettriche tradizionali (BEV) sta nella fonte di energia. Invece di una batteria ricaricabile, le FCEV utilizzano una cella a combustibile (fuel cell) che produce elettricità attraverso una reazione chimica tra idrogeno e ossigeno. L’idrogeno è immagazzinato in serbatoi ad alta pressione, mentre l’ossigeno viene prelevato dall’aria. Il risultato di questa reazione è energia elettrica, che alimenta il motore, e vapore acqueo, l’unico “scarico” prodotto. Questo rende le auto a idrogeno veicoli a zero emissioni durante l’utilizzo.
Vantaggi e rapidità di rifornimento
I vantaggi principali di questa tecnologia sono evidenti: rifornimento rapido, in tempi paragonabili a quelli di un’auto a benzina o diesel (circa 3-5 minuti), e un’autonomia elevata, che può superare i 600 km. Questo elimina uno dei principali limiti percepiti delle auto elettriche a batteria, la cosiddetta “ansia da autonomia”.
La sfida delle infrastrutture in Italia
Nonostante i vantaggi teorici, la diffusione delle auto a idrogeno in Italia è ancora agli albori. Il principale ostacolo è la carenza di infrastrutture di rifornimento. Le stazioni di servizio a idrogeno operative sono pochissime e concentrate prevalentemente nel Nord Italia, come quella a Bolzano Sud, la prima in Italia, e quella aperta da Eni a Mestre in collaborazione con Toyota.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)
Il PNRR rappresenta un’opportunità cruciale per lo sviluppo dell’infrastruttura di rifornimento a idrogeno. Il piano prevede infatti lo stanziamento di fondi per la realizzazione di 36 nuove stazioni entro il 2026. Queste saranno strategicamente posizionate lungo le principali arterie stradali del Paese, come l’Autostrada A22 del Brennero e l’A4 Torino-Trieste, e in corrispondenza dei corridoi europei per il trasporto commerciale TEN-T.
Le “Hydrogen Valleys”
Un’attenzione particolare sarà riservata alle cosiddette “hydrogen valleys”, aree dedicate alla sperimentazione del trasporto ferroviario a idrogeno, come la Valcamonica, l’Umbria (nei pressi di Terni) e la Sicilia.
Disparità territoriale da superare
Un aspetto critico riguarda la distribuzione geografica delle nuove stazioni. Sebbene il PNRR preveda che il 40% dei fondi sia destinato al Sud Italia, al momento solo cinque dei 36 progetti approvati riguardano il Mezzogiorno (tre in Puglia, uno in Calabria e uno in Sardegna). È fondamentale garantire una distribuzione più equa delle infrastrutture per evitare di creare ulteriori divari territoriali.
Il ruolo chiave della Lombardia
La Lombardia si distingue come una delle regioni più attive nello sviluppo dell’idrogeno. Oltre ad ospitare diverse stazioni di rifornimento previste dal PNRR, come quelle a Carugate, San Donato Milanese e Torre d’Isola, la regione ha approvato una legge che semplifica l’installazione di distributori di idrogeno, rimuovendo l’obbligo di installare anche erogatori di GPL o metano. Questo tipo di iniziative a livello regionale sono fondamentali per accelerare la transizione verso l’idrogeno.
Idrogeno verde, blu e grigio: quale scegliere?
È fondamentale chiarire che non tutto l’idrogeno è uguale. L’impatto ambientale delle auto a idrogeno dipende infatti dal modo in cui l’idrogeno viene prodotto.
Idrogeno Grigio
L’idrogeno “grigio” è prodotto a partire da fonti fossili, come il metano, attraverso un processo chiamato “steam reforming”. Questo processo rilascia anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, annullando di fatto i benefici ambientali delle auto a idrogeno.
Idrogeno Blu
L’idrogeno “blu” è prodotto anch’esso da fonti fossili, ma con l’aggiunta di sistemi di cattura e stoccaggio della CO2. Questo riduce le emissioni, ma non le elimina completamente.
Idrogeno Verde: la scelta sostenibile
L’idrogeno “verde” è l’unico che garantisce un ciclo di vita a zero emissioni. Viene prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua, utilizzando energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, come l’eolico o il fotovoltaico. Per questo motivo, le nuove stazioni di rifornimento in Italia dovranno erogare esclusivamente idrogeno verde.
La sicurezza dei serbatoi
Un aspetto importante da considerare è la sicurezza. L’idrogeno gassoso è immagazzinato all’interno dei veicoli in serbatoi ad altissima pressione, fino a 700 bar. Questi serbatoi sono realizzati con materiali compositi multistrato estremamente resistenti e sono progettati per sopportare urti, deformazioni e persino impatti balistici senza perdite. Vengono sottoposti a rigorosi test di sicurezza, incluse prove di resistenza al fuoco e alle cadute, per garantire la massima protezione in caso di incidente.
I modelli di auto a idrogeno disponibili
Nonostante la limitata infrastruttura, alcuni costruttori automobilistici hanno iniziato a commercializzare modelli a idrogeno anche in Italia. Attualmente, le principali opzioni disponibili sono la Hyundai Nexo e la Toyota Mirai. Entrambi i modelli offrono un’autonomia di circa 650 km e tempi di rifornimento rapidi, ma i prezzi di listino rimangono elevati.
I piani dei costruttori
Diversi costruttori stanno investendo nella tecnologia a idrogeno. BMW, ad esempio, collabora con Toyota e prevede di lanciare una flotta di SUV a idrogeno basati sulla X5, con produzione in serie dal 2025. Anche Honda ha annunciato una versione fuel cell del suo SUV CR-V, mentre Jaguar Land Rover sta sperimentando prototipi a celle a combustibile. Interessante, nel panorama delle hypercar, è il progetto della Hyperion XP-1, che promette prestazioni elevate e un’autonomia di oltre 1.600 km.
Oltre le auto: l’idrogeno nei trasporti
L’idrogeno non è una soluzione limitata alle sole autovetture. Anzi, potrebbe trovare applicazioni ancora più interessanti nel trasporto pesante su strada, nel settore ferroviario, marittimo e persino aereo. In Italia, ad esempio, è prevista per il 2025 la realizzazione della prima tratta ferroviaria alimentata a idrogeno, sulla linea Brescia-Edolo, nell’ambito del progetto “H2iseO Hydrogen Valley”.
Prospettive future e sfide da affrontare
Il futuro delle auto a idrogeno in Italia è ancora incerto, ma ricco di potenziale. Le sfide principali rimangono la carenza di infrastrutture, i costi elevati dei veicoli e dell’idrogeno, e la concorrenza dei veicoli elettrici a batteria, che stanno guadagnando terreno rapidamente. Tuttavia, gli investimenti previsti dal PNRR, il crescente interesse dei costruttori e il potenziale dell’idrogeno come vettore energetico pulito, soprattutto se prodotto da fonti rinnovabili, lasciano intravedere prospettive interessanti. Anche soluzioni innovative, come i serbatoi rimovibili della NAMX HUV, disegnata da Pininfarina, potrebbero contribuire a superare alcuni degli ostacoli attuali.
Un futuro tutto da scrivere
Perché l’idrogeno possa affermarsi come una valida alternativa nel panorama della mobilità italiana, sarà necessario un impegno congiunto da parte di istituzioni, industria e operatori del settore. Serviranno una strategia nazionale chiara, investimenti mirati, la promozione dell’idrogeno verde, incentivi all’acquisto e, soprattutto, la creazione di una rete di rifornimento capillare e accessibile. Solo così l’idrogeno potrà passare da promessa a realtà, contribuendo a un futuro della mobilità più sostenibile.